RITMO, TEMPO, MISURA, DIVISIONE

IL MODO MINORE
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Parliamo di Ritmo

Una volta trattato il sistema tonale dal punto di vista melodico (scala maggiore e minore) e armonico (funzioni di tonica, sottodominante e dominante) manca ancora qualcosa: il ritmo.

Per dare un senso musicale ai suoni della scala e agli accordi occorre organizzarli dando loro un sviluppo temporale. Bisogna che siano associate a un ritmo.

Ritmo, melodia e armonia fanno parte di quel tutt’uno che chiamiamo musica. Non è possibile pensare a questi elementi senza metterli in relazione tra loro.

In Pratica…

Immaginiamo di percorrere in macchina una strada; questa avrà una sua direzione, qualche curva, dei rettilinei.

Diciamo che in musica questa strada è rappresentata dall’andamento armonico, con la sua alternanza tra consonanze e dissonanze, tra momenti di tensione (data per esempio dagli accordi dell’area di Dominante) e di calma (Tonica).

Il modo in cui questo percorso si sviluppa è strettamente legato anche alla metrica, al ritmo della misura che ne scandisce la regolarità o irregolarità (un metro regolare potrebbe essere paragonato ad un bel fondo perfettamente asfaltato, mentre la mancanza di regolarità assomiglia piuttosto ad una strada sterrata su cui diventa impossibile rilassarsi per l’arrivo improvviso di qualche buca).

Rimanendo all’interno dei limiti della carreggiata, il nostro veicolo può procedere in modi diversi: può andare dritto rispettando i limiti di velocità, oppure procedere a zig-zag, finendo magari ogni tanto con una ruota appena fuori dal bordo, può correre all’impazzata senza curarsi delle regole della strada.

Tutti questi elementi definiscono come sarà il nostro percorso, non importa che si tratti di un viaggio in macchina o di un viaggio musicale.

Un po’ di Chiarezza sui Termini

Con ritmo intendo una qualsiasi successione di durate che formano un’idea musicale di senso compiuto. Può essere associato ad altezze definite oppure essere essenzialmente percussivo (qualsiasi suono prodotto avrà comunque una certa altezza più o meno intonata).

Altra cosa è invece il tempo, termine che indica la pulsazione regolare presa come unità di misura (quello che viene scandito dal metronomo per intenderci). Questa pulsazione regolare è quella che diamo ai nostri passi quando camminiamo. Termini come andante, veloce o lento infatti sono stati introdotti in analogia con il nostro movimento naturale.

La misura indica la periodicità con cui ritorna l’accento forte: ogni 2, 3, 4, 5 pulsazioni.

Infine, la divisione indica quanti sono i movimenti interni del tempo: 2 (t. binario) o 3 (t. ternario).

Naturalmente sappiamo che è possibile avere anche più di tre note in un unico movimento di tempo, ma per il momento lasciamo da parte considerazioni a riguardo.

Prendiamo questo esempio:

motivo

In questo breve frammento ci sono molti elementi che possono essere considerati; possiamo dire che il Fa# in chiave ci indica la tonalità di Sol Maggiore o mi minore (com’è in questo caso), che l’accento forte torna ogni 3 movimenti e che i sei suoni delineano una melodia basata sull’arpeggio di mi minore che parte in levare e che muove prima in senso discendente e poi ascendente.

Di tutti questi elementi a nostra disposizione, se eliminiamo quelli che riguardano le altezze ci troviamo ad avere:

motivo ritmico

L’indicazione della divisione in battute ci rende chiaro i momenti in cui dove cadono gli accenti principali.

E se eliminassimo le stanghette di battuta, cosa succederebbe?

Tempo e Ritmo

Facendo un parallelismo con il linguaggio e la letteratura, un ritmo corrisponde ad un verso poetico: è un elemento dotato di una sua autonomia di significato e di un suo carattere, con una precisa successione di sillabe lunghe e brevi.

In musica il concetto di ritmo è indipendente da quelli di tempo e di misura, con la possibilità di avere un ritmo libero, svincolato da ogni idea di regolarità. Possiamo associarlo idealmente a quello che facciamo quando parliamo.

Oppure pensiamo al free jazz.

Per fare esperienza pratica di questi concetti possiamo partire da un esempio concreto

Scegliamo un tempo di riferimento  (cioè, stando a quanto detto fino ad ora, una pulsazione regolare quantificabile in un certo numero di bpm) da mantenere costante, differenziando le durate esclusivamente in corte (della durata di un movimento) e lunghe (della durata di due o anche più movimenti) e alternandole liberamente senza preoccuparci di rimanere entro una misura regolare, ma allo stesso tempo senza prevedere (per ora) durate inferiori al tactus (cioè la pulsazione ritmica definita dal tempo scelto).

Ad esempio:

ritmo ritmico 1

Anche se volessimo suonare tutte le note con la stessa intenzione, è inevitabile che le lunghe vengano percepite come più importanti di quelle corte e che dunque ricevano una maggiore accentazione (di tipo prevalentemente espressivo).

Questo è vero in misura ancora maggiore se a questo ritmo viene associata una melodia.

Tempo, Ritmo e Misura

Nel momento in cui stabiliamo il ritorno di un accento secondo uno schema costante di 2, 3 o 4 pulsazioni abbiamo definito la misura. Per il momento preferisco non utilizzare note che oltrepassano il limite della misura, ovvero eviterò situazioni di questo tipo:

Nella pratica non si tratta certo di qualcosa di sbagliato e i casi in cui si possono riscontrare esempi di questo tipo sono assolutamente comuni, però dal momento che si tratta di un elemento di “disturbo” rispetto all’andamento metrico previsto per quel determinato brano o melodia è bene prima di tutto studiare e imparare a gestire una situazione di “normalità”.

Misura a 2 tempi:

Misura a 3 tempi:

Misura a 4 tempi:

Infine immaginiamo un ritmo ripetendolo sempre uguale, ma cambiando le altezze, in modo da avere ogni volta una diversa melodia mantenendo però lo stesso schema ritmico. Il fatto di ripetere questo ritmo sempre uguale porta di conseguenza a definire un metro costante (4/4, 3/4, 6/8, ecc…)

Tempo, Ritmo e Divisione

Tutto quello fatto fino a questo punto può quindi essere ripetuto con l’aggiunta di note dalla durata inferiore al movimento “metronomico”; se per ogni pulsazione temporale vengono previste  due note si avrà una divisione binaria, quando invece le note sono tre la divisione è ternaria (inizialmente può essere più semplice non mescolare le due, così da abituarsi all’uno o all’altro andamento).

Tempo binario:

divisione binaria

Tempo ternario:

divisione ternaria

Tempo, Ritmo, Misura e Divisione

Una volta che tutti questi elementi vengono messi assieme quello che otteniamo si avvicina a quello che facciamo solitamente.

Misura a 2 tempi:

ritmo metrico binario

Misura a 3 tempi:

ritmo metrico ternario

Ad un livello ancora superiore il ritmo si esprime attraverso i motivi, le frasi e i periodi fino ad arrivare alle sezioni di una composizione.

Strutture di questo genere hanno ancora un che di irregolare. Questo perché manca ancora un elemento da considerare nell’equazione: il fraseggio. Esattamente come accadeva prima, sono ancora una volta le note lunghe a ricevere un’importanza maggiore; l’effetto è quello per cui è la nota lunga ad essere percepita come la logica conclusione di un motivo musicale

Tutti questi non sono dettagli irrilevanti, spesso si tende a confondere il ritmo con la misura. Quando si chiede ad un allievo di leggere una partitura solitamente il suo sguardo viene “incastonato” tra le stanghette di battuta; il fatto però è che molte volte l’inizio e la fine di un motivo o di una frase musicale non corrispondono all’inizio e alla fine della misura.

La misura è lo schema entro il quale un ritmo viene inserito

E’ quest’ultimo però ad essere dotato del senso musicale, attraverso gli accenti, la scelta delle altezze, il fraseggio e l’armonia implicata da tutti questi elementi.

Suddivisione – Divisione – Motivo – Frase – Periodo

COSE DA FARE

  • Suonare liberamente sulla scala seguendo un’idea musicale (ritmo libero);
  • Suonare con un tempo costante utilizzando solo note della durata di un movimento o maggiore; successivamente considerare anche la divisione;
  • Suonare utilizzando solo note della durata di un movimento o maggiore, facendo cadere l’accento forte ogni 2, 3 o 4 movimenti, senza preoccuparsi di una successione armonica predefinita o costante;
  • Mantenere lo stesso ritmo per suonare delle frasi che rispettino una successione armonica definita.

COSE DA NON FARE

  • Suonare un brano ragionando solamente in termini di misura, perdendo di vista l’unità delle frasi musicali (dove inizia e dove finisce un’idea);
  • Pensare ogni nota come a sé stante, separata dalle altre, invece che come parte di una frase;
  • Suonare trascurando la dinamica dell’accentazione (metrica ma anche “espressiva”, cioè legata a quella specifica melodia, in cui alcune note avranno una rilevanza maggiore rispetto alle altre -possiamo fare sempre il parallelismo con la voce per cui anche quando parliamo enfatizziamo maggiormente le parole che hanno maggiore importanza per quello che vogliamo comunicare).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI