LE FUNZIONI TONALI NELLA SCALA MAGGIORE

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Dopo aver parlato la scorsa volta della scala maggiore e di come organizzare le diteggiature sulle chitarra, oggi vorrei parlare un po’ di armonia, provando oggi a introdurre questo grande tema seguendo un filo logico che parta dai fondamentali, aggiungendo un pezzettino alla volta.

Perché tutto quello che scriverò possa avere un senso è bene ricordare che in definitiva la comprensione della musica può arrivare solo attraverso l’ascolto consapevole, al di là di tutte le parole che possono essere spese.

Innanzitutto, la tonalità costituisce un sistema essenzialmente basato sul pensiero armonico (cioè sul concetto di accordo), a differenza della modalità che lo precedeva che era invece un sistema prettamente melodico (la modalità “moderna” è ancora un’altra cosa e un po’ alla volta parlerò di tutti questi argomenti). Certo anche nelle composizioni del ‘400 si ritrovano quelli che oggi chiamiamo accordi, ma a quel tempo non venivano concepiti come unità autonome quanto piuttosto come la conseguenza degli intrecci delle singole voci che procedevano ognuna in maniera indipendente (il cosiddetto contrappunto).

[Anche se, come detto in precedenza la mia intenzione è quella di partire dai principi fondamentali, farò di tanto in tanto riferimento anche a concetti più specifici come in questo caso, perché mi rivolgo anche -e forse soprattutto- a chi ha già svolto degli studi di teoria e di strumento ma sente “strisciare” una certa confusione tra le proprie conoscenze; un po’ la sensazione che ho avuto io ad un certo punto dei miei studi]

Alla base della tonalità abbiamo la scala maggiore (e minore) che si lega strettamente ad un pensiero armonico, per cui le composizioni iniziano (nel corso del XVI secolo) a essere organizzate e progettate sulla base degli accordi (triadi) e del loro modo di concatenarsi. In questo sistema ogni accordo acquista una specifica funzione sulla base della posizione della sua fondamentale all’interno della scala, arrivando a riconoscere tre funzioni principali che rappresentano lo scheletro di qualsiasi composizione tonale: tonica, sottodominante e dominante. (In realtà, nonostante i compositori utilizzassero già da tempo questo tipo di pensiero nella pratica, la codifica di questo sistema arrivò piuttosto tardi rispetto a quello che potremmo pensare, soprattutto grazie a teorici come Jean Philippe Rameau nel ‘700 e Hugo Riemann un secolo dopo).

Partiamo dunque a considerare la scala maggiore. Non mi dilungherò qui sui diversi tipi di triadi e su come si costruiscono, andando direttamente ad analizzare le dinamiche che si instaurano all’interno della stessa scala. 

L’accordo di Tonica (T) è quello costruito a partire dalla tonica, ovviamente. Rappresenta la stabilità, il momento in cui ci sentiamo confortati dall’aria di casa. Pace e amore. 

L’accordo di Sottodominante (S) è costruito sul IV grado della scala e rappresenta un momentaneo allontanamento dall’armonia di Tonica. 

L’accordo di Dominante infine si costruisce sul V grado della scala ed è quello che più di ogni altro crea la tensione che porta a percepire la necessità di un ritorno alla Tonica (questo soprattutto per la presenza al suo interno del VII grado della scala, la sensibile).

In tonalità maggiore questi tre accordi sono a loro volta maggiori e sono condizione necessaria e sufficiente per definire una tonalità. Ogni nota della scala fa parte di uno di questi accordi, in questo modo:

Il I grado (tonica) è comune all’accordo di Tonica e a quello di Sottodominante, mentre il V grado è comune all’accordo di Tonica e a quello di Dominante. Le altre note invece fanno parte ognuno di un’unica triade:

  • Tonica e Sottodominante hanno una nota in comune e sono costruite su fondamentali a distanza di 4a ascendente (o 5a discendente); 
  • Tonica e Dominante hanno una nota in comune e sono costruite su fondamentali a distanza di 5a ascendente (o 4a discendente); 
  • Sottodominante e Dominante non hanno nessuna nota in comune e sono costruite su fondamentali a distanza di 2a ascendente o 7a discendente.

Ci basta quindi essere in grado di suonare tre soli accordi per scrivere una canzone. Quante carriere sono state costruite così!

Gli accordi però contano ben poco se non sono associati ad una melodia. E’ qui che sta la vera forza della musica.

Anche ragionando ad accordi, è la disposizione delle singole voci al loro interno (che prende il nome di voicing) a fare la differenza, conoscerne l’organizzazione interna permette di saperli anche gestire in maniera “musicale” (o per meglio dire “artistica”).

Come prima cosa partiamo a considerare l’accordo di Tonica allo stato fondamentale (per chi non lo sapesse significa che la voce più bassa è la fondamentale dell’accordo), collegando a questo la Sottodominante, la Dominante e tornando infine alla Tonica:

In questo modo abbiamo definito senza ombra di dubbio la tonalità di Do Maggiore attraverso quella che viene chiamata cadenza (una sorta di “punteggiatura” musicale).

Il principio secondo il quale gli accordi sono qui costruiti è quello “del minor spostamento”: se tra due accordi una nota è in comune questa viene tenuta ferma, mentre le altre voci si spostano alla nota più vicina del successivo accordo.

Sulla chitarra abbiamo a disposizione per ogni accordo tre diverse diteggiature:

Su ogni riga della figura sono indicate le tre diteggiature per ogni accordo, utilizzando diversi gruppi di corde ma mantenendo comunque sempre lo stesso voicing. Le colonne mostrano la posizione relativa dei tre accordi per collegarli rimanendo nella stessa posizione del manico. 

Dal momento che la diteggiatura per il gruppo di corde 4-5-6 è la medesima che si ha sulle corde 3-4-5 non l’ho indicata in figura, basterà trasportare lo schema una corda più in basso. 

La nota riquadrata rappresenta la fondamentale di ogni triade (non la tonica della scala).

Suonando le tre diteggiature indicate “in riga” a partire dalla stessa fondamentale il risultato sarà identico (ad eccezione di una variazione nel timbro, dovuta al diverso diametro delle corde). 

Se partiamo dall’accordo di Tonica in primo rivolto (terza al basso) lo schema diventa questo:

Infine, partendo dal secondo rivolto (quinta al basso):

Si può notare che le forme utilizzate sono sempre le stesse (tre su ogni set di corde), cambia solamente la loro posizione relativa sul manico.

A questo punto tocca a voi sperimentare utilizzando ritmi diversi, arpeggiando gli accordi e collegandoli tra loro come più vi piace e usandoli per accompagnare una melodia.

Chissà, potreste anche finire per scrivere il tormentone della prossima estate.