IL MODO MINORE

LE FUNZIONI TONALI NELLA SCALA MAGGIORE
10 ottobre 2018
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Avendo trattato fino a questo punto la tonalità maggiore, visualizzando sulla chitarra alcune possibili diteggiature per la scala e per gli accordi che esprimono le tre funzioni principali di tonica, sottodominante e dominante, passiamo ora ad analizzare la tonalità minore.

Innanzitutto occorre specificare che per ogni tonalità minore ci sono tre scale a disposizione: naturale, armonica e melodica. Cominciamo dalla prima. 

La scala minore naturale è costruita con questi intervalli:

1 – 2 – b3 – 4 – 5 – b6 – b7 – (8)

in questo modo si viene a definire una successione di toni e semitoni secondo quest’ordine:

T – S – T – T – S – T – T

Rispetto ad una scala maggiore dunque cambiano il III, VI e VII grado che sono qui minori.

Riprendendo quanto fatto in relazione alla scala maggiore consideriamo sulla chitarra quattro diteggiature costruite su gruppi di tre corde secondo lo schema di 2 – 3 – 3 note, in questo modo:

Ogni scala minore naturale ha una sua relativa maggiore con cui condivide le stesse note, in riferimento però ad una diversa tonica. Ad esempio la tonalità di La minore utilizza le stesse sette note di Do Maggiore.

Per quanto riguarda gli accordi, essendo una scala minore anche l’accordo di tonica è minore, così come sono minori gli accordi di sottodominante e dominante.

Per semplicità facciamo il caso di essere in tonalità di La minore e di partire dall’accordo di tonica in posizione fondamentale:

L’accordo di tonica ha una nota in comune (il primo grado della scala) con quello di sottodominante e una nota (il quinto grado) con quello di dominante.

Partendo dall’accordo di tonica in primo rivolto il collegamento più immediato con gli altri due accordi si ha con queste diteggiature:

Infine, se l’accordo di tonica è in secondo rivolto:

La minore armonica rispetto alla naturale si differenzia solo per il VII grado, che è maggiore. Il settimo grado maggiore della scala prende il nome di sensibile, per la sua forte tendenza a risolvere sulla tonica, un semitono sopra. 

Gli intervalli sono:

1 – 2 – b3 – 4 – 5 – b6 – 7 – (8)

e formano la successione:

T – S – T – T – S – T1/2 – S 

 Oltre ai toni e semitoni compare ora un intervallo di 2a aumentata tra il VI e VII grado, che rappresenta melodicamente il tratto distintivo di questa scala.

Le stesse diteggiature considerate prima nel caso della naturale diventano quindi:

Come già accennato parlando della scala maggiore, la sensibile è anche la terza dell’accordo di Dominante, quando questo è maggiore. Dal momento che nella scala minore naturale l’accordo sul V grado è minore, per introdurre la sensibile occorre rendere maggiore questo accordo, “imitando” l’andamento armonico della scala maggiore. Ecco spiegata l’origine di questa scala: siccome è la cadenza V-I quella che più di ogni altra permette di chiarire la tonalità, se la dominante è minore l’effetto non è altrettanto incisivo, proprio perché manca la sensibile. Da questa necessità armonica, nasce appunto la minore armonica.

Gli accordi di tonica e sottodominante sono dunque minori come nel caso della naturale, mentre la dominante è maggiore.

Come prima, consideriamo l’accordo di tonica in posizione fondamentale:

In primo rivolto:

E in secondo rivolto:

Nella minore melodica anche il VI grado è maggiore; così facendo si elimina l’intervallo di 2a aumentata della minore armonica, tornando ad avere una scala composta solo da toni e semitoni.

Gli intervalli sono:

1 – 2 – b3 – 4 – 5 – 6 – 7

e la successione:

T – S – T – T – T – T – S

Con la caratteristica successione di 4 toni.

In questo modo sia l’accordo di sottodominante che di dominante diventano maggiori, mentre l’unica a rimanere minore è la triade di tonica.

Tonica in posizione fondamentale:

In primo rivolto:

In secondo rivolto: