Mathis Lussy – Traitè de l’Expression Musicale

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“E’ nel profilo della frase musicale, nelle note, che risiede e va ricercata la causa dell’espressione […] Ogni segno d’espressione che viene utilizzato [dal compositore] traduce delle sensazioni ed è destinato ad attirare l’attenzione dell’esecutore su certe note.”

Uno degli ultimi libri che ho avuto modo di leggere in ambito musicale/musicologico è il Traitè de l’expression musicale di Mathis Lussy (1828-1910), datato 1873. Il sottotitolo è Accents, Nuances et Mouvements Dans la Musique Vocale et Instrumentale.

Come esplicitato chiaramente dal titolo, oggetto d’indagine è l’opera musicale (nel senso di composizione), considerata dal punto di vista dell’espressione, ovvero dell’interpretazione.

Si tratta dunque di un libro piuttosto singolare, in quanto prende il via da una prospettiva diversa rispetto a quella cui solitamente i trattati musicali ci hanno abituato, essenzialmente basata su teoria e armonia.

“tutto è causa-effetto, rapporto e legge e in un’interpretazione veramente artistica nessuna nota può essere accentata arbitrariamente.”

Per quanto l’idea di tradurre in testo scritto l’inesprimibile, cioè il segreto nascosto dietro la capacità di un’opera d’arte di muovere gli animi umani, possa sembrare una causa persa, insinuate tra varie regole e indicazioni prescrittive si ritrovano molti spunti che trovo interessanti. D’altra parte l’autore parte qui da un presupposto dal sapore illuministico piuttosto che romantico: 

“il sentimento è soggettivo e intermittente mentre la ragione è generale e costante.”

Gli Accenti

I primi due capitoli, dal carattere introduttivo, sono intitolati Cause generatrici dell’espressione e Teoria dell’espressione musicale. Qui vengono innanzitutto distinti tre tipi di accenti: ritmici, metrici e “patetici” (cioè attinenti alla sfera delle emozioni, dal greco pathos). Ognuno di questi tre aspetti fa capo ad una specifica caratteristica dell’animo umano: intelligenza, istinto, sentimento.

Gli elementi musicali da cui partire sono tre:

  • La scala e la tonalità (usati qui come sinonimi);
  • La misura (cioè il ritorno di un suono più forte ad intervalli regolari);
  • Il ritmo (il ritorno periodico di gruppi di note -frasi-).

Ognuno di questi tre aspetti produce nell’ascoltatore il desiderio di: 

  • Riconoscere un suono principale (tonica);
  • Percepire un suono forte ad intervalli regolari;
  • Trovare soddisfatta la propria aspettativa di un nuovo gruppo melodico/ritmico in relazione con il precedente, secondo un principio di “simmetria”.

Tutto quello che contraddice la regolarità in uno di questi elementi crea uno squilibrio che è alla base dell’espressione musicale.

“Il sentimento dell’espressione musicale dunque non è solamente la facoltà di sentire in maniera viva i fenomeni della tonalità, della modalità, della misura e del ritmo; è soprattutto l’estrema suscettibilità, l’estrema sensibilità nella percezione delle piccole irregolarità tonali, metriche e ritmiche. L’espressione musicale è la manifestazione delle impressioni che le note irregolari, in contrasto con la tonica, con il modo, con la misura e con il ritmo, producono sul sentimento: è la rivelazione delle lotte e delle agitazioni dell’animo”

Studiare le regole è quindi il solo modo per apprezzare tutto quello che se ne discosta; se non si è in grado di riconoscere una situazione come “norma”, non sarà nemmeno possibile apprezzare la tensione derivante dall’allontanamento da questo equilibrio, ponendo tutto sullo stesso piano ed eliminando di conseguenza ogni elemento espressivo.



Ritmo e Metro

Una cosa che subito si evidenzia in questo testo è la distinzione tra ritmo e metro. Facendo un parallelismo con la poesia si può dire che “un ritmo corrisponde a un verso”.

“La misura [cioè il metro] gioca un ruolo di unità all’interno del ritmo come il tempo nella misura. Due, tre, quattro misure formano un ritmo così come due, tre o quattro tempi formano una misura.”

Sempre per essere chiari nelle definizioni, il tempo rappresenta il termine di paragone con cui confrontare le note di una melodia in relazione alla loro durata; in pratica per definire quali suoni sono lunghi e quali brevi. Facendo un esempio pratico, data una serie di colpi a intervalli regolari, la nostra sensibilità musicale ci porta a sentire necessariamente alcuni di questi come più forti, cioè accentati secondo uno schema che ritorni regolare ogni due, tre, quattro o cinque pulsazioni; in questo modo viene definita la misura

Poiché l’orecchio (così come l’occhio) non è in grado di riconoscere come unità elementi troppo distanziati tra loro, ha bisogno di riferimenti che si presentino entro certi limiti; per questo misure formate da un numero di tempi superiore a cinque vengono in realtà percepite come somma di misure più brevi (ad es. all’interno di una misura di 6/4 riconoscendo un tempo forte che la divida in due da 3/4).

L’importanza di distinguere chiaramente questi concetti sta nel fatto che non necessariamente l’inizio e la fine di un ritmo corrispondono all’inizio e la fine della misura, anzi, molto spesso questo non succede. 

Il Fraseggio

Con il terzo capitolo, Fenomeni dell’espressione musicale, l’autore entra nel vivo della discussione, fornendo numerose indicazioni su come interpretare una data melodia, in cui sono le note (nella doppia dimensione di altezza e durata) a richiedere una precisa accentazione e fraseggio

Vengono quindi presi in esame uno alla volta i tre tipi di accenti, a partire da quello ritmico. Il punto fondamentale secondo Lussy è imparare a riconoscere dove inizia dove finisce una frase (cioè un’idea musicale di senso compiuto) per mettere in evidenza la nota iniziale e quella finale.

Non entrerò qui nello specifico delle numerose casistiche prese in esame, anche perché l’autore risulta alle volte un po’ pedante (erano comunque altri tempi), ma concludo solo dicendo che uno sguardo ad un libro di questo tipo può risultare illuminante, anche solo per alcuni spunti. 

Principi “Classici” ma Universali

Provenendo dal mondo della musica “moderna” (cioè non “classica”) e suonando uno strumento come la chitarra elettrica, mi rendo conto di come aspetti come fraseggio, differenza tra ritmo e metro, accenti vengano tante volte completamente ignorati da chi si approccia allo studio dello strumento, prediligendo un approccio più “intuitivo” e “personalizzato” a tutto quello che non è puramente teorico come scale o accordi

Anche la sensibilità musicale e artistica è una capacità che va sviluppata e per fare questo è necessario riconoscere quali sono gli elementi fondamentali dell’arte musicale (questo il compito di un insegnante), spesso nascosti dietro una facciata più “spettacolare”. In questo senso vale la pena ricordarci ancora una volta quello che scriveva Mathis Lussy nel 1873:

“il sentimento è soggettivo e intermittente mentre la ragione è generale e costante.”