LA RICERCA DI UNA «NUOVA ESTETICA DELLA MUSICA»

LICK DELLA SETTIMANA (16/04/2015)
16 Aprile 2015
LICK DELLA SETTIMANA (21/04/2015)
21 Aprile 2015
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(Frammenti da Ferruccio Busoni, Abbozzo di una nuova estetica della musica, tit. orig. Entwurf einer neuen Ästhetik der Tonkunst, II edizione, Lipsia, 1916)
 
«TUTTE LE ARTI, MEZZI E FORME HANNO SEMPRE UN UNICO SCOPO, RITRARRE LA NATURA ED ESPRIMERE I SENTIMENTI UMANI.»

«la musica è nata libera e divenir libera è il suo destino.»

«Persino la stessa specie di pianta cresce in una forma indipendente per sviluppo, aspetto e forza, in ogni suo esemplare. Così in ogni motivo esiste, stabilita a priori, la sua forma compiuta; ogni singolo tema deve svilupparsi differentemente, ma ognuno segue in questo processo le necessità dell’eterna armonia. Questa forma rimane indistruttibile, non mai però uguale a se stessa.»

«il pubblico non sa e non vuol sapere che chi vuol accogliere in sé un’opera d’arte deve fare metà del lavoro lui stesso.»

«La notazione, la scrittura di pezzi musicali, é in primo luogo un ingegnoso espediente per fissare un’improvvisazione, sì da poterla far rivivere in un secondo tempo. Ma tra quella e questa corre lo stesso rapporto che tra il ritratto e il modello vivo. L’esecuzione deve sciogliere la rigidità dei segni e rimetterli in movimento.»

«ogni notazione é già trascrizione di un’idea astratta. Nel momento in cui la penna se ne impadronisce, il pensiero perde la sua forma originale.»

«l’opera d’arte musicale é insieme dentro e fuori dal tempo, e la sua essenza é quella che ci può dare una tangibile rappresentazione del concetto dell’idealità del tempo, altrimenti inafferrabile.»

«Mille mani trattengono l’alato fanciullo e sorvegliano benintenzionate i suoi passi, affinché non voli verso l’alto e sia così preservato da una grave caduta. Ma egli é ancora così giovane, ed é eterno; verrà il momento della sua libertà. Quando cesserà d’essere “musicale”.»

«il sentimento (in musica) esige due compagni: il gusto e lo stile. Ora, nella vita il gusto si incontra altrettanto di rado che il sentimento vero e profondo e, quanto allo stile, esso appartiene appunto al campo artistico. Ciò che rimane é una parvenza di sentimento, che bisogna definire sentimentalismo e ampollosità.»

Poiché anche il gusto è uno degli elementi costitutivi del sentimento, questo altera secondo le epoche -come ogni altra cosa- la forma in cui é espresso.»

«L’artista creatore non dovrebbe accettare alcuna legge tradizionale a occhi chiusi bensì considerare a priori la propria opera come un’eccezione. Dovrebbe cercare una legge propria e adeguata al suo caso, la dovrebbe formulare e poi di nuovo distruggere, dopo la prima applicazione perfetta, per non cadere lui stesso in ripetizioni all’opera successiva. Il compito del creatore sta nel dettar leggi e non nel seguirle. Chi segue leggi date cessa di essere un creatore.»

«La routine trasforma il tempio dell’arte in una fabbrica. Distrugge l’atto del creare. Perché creare significa: generare dal nulla. Invece la routine prospera nell’imitazione. Domina perché corrisponde alla maggioranza.»

«Perché vedete, i milioni di melodie che un giorno risuoneranno esistono sin dall’inizio, sono pronte, aleggiano nell’etere, e con loro altri milioni di melodie che non saranno udite mai. Basta tendere la mano ed eccovi un fiore, un soffio d’aria marina, un raggio di sole: evitate la routine perché essa arriva solo a ciò che riempie la vostra stanza, e sempre alle stesse cose: diverrete così pigri che non vi alzerete quasi più dalla vostra poltrona e prenderete solo ciò che vi sta a portata di mano. Mentre milioni di melodie esistono sin dal principio e aspettano di manifestarsi!»

«Gli strumenti sono incatenati alla loro estensione, al loro timbro, alle loro possibilità di esecuzione, e le loro cento catene legano necessariamente anche chi vuol creare.»

«Colui che sarà nato per creare avrà prima di tutto un compito negativo e di grande responsabilità, quello di liberarsi da tutto ciò che ha appreso e udito, da tutto ciò che é apparentemente musicale.»

«Ciò

    che oggi più si avvicina

               all’essenza originaria

                                della musica

                                     sono la pausa

                                               e la corona.»

«Segni e nient’altro che segni é anche ciò che oggi chiamiamo il nostro sistema tonale. E anche qui i segni sono diventati più importanti di ciò che devono significare, e a cui possono soltanto alludere.»

 

«Come sono importanti la terza e la quinta e l’ottava. Con quanta severità distinguiamo

le “consonanze” e le “dissonanze” -là dove dissonanze non possono nemmeno esistere!»

 

«Abbiamo diviso l’ottava in dodici gradi equidistanti, perché dovevamo pure aiutarci in qualche modo, e abbiamo disposto i nostri strumenti in guisa che non possano mai darci dei suoni intermedi. Soprattutto gli strumenti a tastiera hanno abituato a tal punto il nostro orecchio che, all’infuori dei dodici semitoni, tutti gli altri suoni ci sembrino impuri. E la natura ha creato una gradazione infinita -infinita! Chi se ne ricorda più oggi?»

E nell’ambito di questa ottava in dodici parti abbiamo segnato ancora una sequenza di distanze, in numero di sette e su questo abbiamo basato tutta la nostra musica. Che dico, una sequenza? Sono due, la scala maggiore e quella minore.»

«E’ strano che il maggiore e il minore siano sentiti come opposti.

Eppure hanno lo stesso volto.

«ARRIVIAMO DI NECESSITA’ ALLA COSCIENZA DELL’UNITA’ DEL NOSTRO SISTEMA DI TONALITA’. NOI ABBIAMO UN’UNICA TONALITA’.

«La natura procede continuamente e muta senza posa, ma d’un moto così uguale e insensibile, che gli uomini percepiscono solo lo stato di quiete. Solo se si volgono a guardare il passato si accorgono con sorpresa di essere stati ingannati. Perciò in ogni tempo il “riformatore” provoca risentimento: le sue innovazioni sono troppo immediate, e soprattutto percepibili. I mutamenti da lui introdotti acquistano validità solo quando il tempo, al suo modo impercettibile e sottile, ha percorso lo spazio ch’egli ha conquistato di sua forza d’un balzo.»

«Proponiamoci dunque di ricondurre la musica alla sua essenza primitiva; liberiamola dai dogmi architettonici, acustici ed estetici; facciamo che sia pura invenzione e sentimento nell’armonia, nella forma e nei timbri (perché invenzione e sentimento non sono solo un privilegio della melodia).»